lunedì 16 aprile 2012

Addio Petrini, l'uomo che ci aveva già spiegato tutto...



Da tempo ormai sapeva che il suo destino era segnato. Conviveva con un tumore alla testa che lo aveva colpito, lottava come un leone pur sapendo che si sarebbe solo trattato di una lunga agonia. Carlo Petrini, però, non aveva smesso di combattere per le sue verità e per smascherare il marcio del mondo del calcio così come faceva da quando quel mondo aveva lasciato con addosso il marchio infame del corrotto, travolto dal grande scandalo del calcioscommesse di inizio anni Ottanta.
 
Petrini è morto ed è uno strano scherzo del destino che sia avvenuto nelle ore in cui il calcio italiano piange un giovane ragazzo stramazzato al suolo in campo e vive con angoscia le vicende del nuovo scandalo scommesse. E’ morto convinto che le sue denunce non avessero cambiato nulla del mondo che era stato suo negli anni Settanta al Milan con Nereo Rocco, al Torino, al Varese e poi anche alla Roma di Nils Liedholm prima di finire a Verona, Cesena e Bologna nella maledetta stagione degli scandali.

Una vita e una carriera in fuga. La pesante squalifica (tre anni e mezzo poi amnistiati dopo la vittoria mundial in Spagna) lo aveva tolto per sempre dal calcio. Anche se lui aveva giurato di non essere il solo e raccontato in un’autobiografia sincera e spietata (‘Nel fango del dio pallone’) tutti i vizi di un ambiente in cui “tutto si fa ma non si deve dire”.
Aveva fatto nomi e cognomi, raccontato circostanze alcune anche clamorose e rimaste fuori dalle inchieste come il celebre pareggio tra Bologna e Juventus ‘combinato’ dalle due società. La giustizia sportiva non lo provò, ma da allora ciclicamente a Petrini è stato chiesto di tornare a raccontare quelle storie.

Anche la vita lo aveva costretto a scappare: imprenditore in difficoltà era fuggito in Francia per sfuggire ai creditori, aveva vissuto in anonimato e da lì aveva saputo della drammatica morte del figlio diciannovenne, spirato senza rivedere il padre che pure aveva richiamato a sè in un appello ormai morente. Vicende che segnarono a fondo Carlo Petrini la cui figura rimane, però, legata a doppio filo alla sua attività instancabile di scrittore e cronista dei mali del calcio.

La sua autobiografia provocò polemiche e indignazione anche per i riferimenti diretti alle pratiche dopanti già in essere negli anni Sessanta e che - secondo i medici che hanno cercato di curarlo negli ultimi anni - potevano essere una delle cause della sua malattia. Partite decise in anticipo dalle società, giocatori corrotti, risultati truccati con la compiacenza del sistema, pagamenti in nero.

Pagine che rilette oggi nel pieno dello scandalo scommesse fanno impressione. Petrini era stato dipinto come un pazzo, invidioso, visionario, bugiardo, malato. Lui aveva tirato dritto e libro dopo libro, inchiesta dopo inchiesta, aveva proseguito nel suo lavoro di notista. L’ultima battaglia vinta è stata anche la più clamorosa. Petrini era stato il primo a spiegare che la morte di Donato Bergamini nel 1989 non era un suicidio ma la vendetta della criminalità locale per un giro di droga. I fatti ora sembrano dargli ragione.
Impegnato nel sociale e nell’educazione dei più giovani a un approccio corretto col mondo dello sport, uomo scomodo e controverso. Ancora recentemente si era esposto in prima persona: “Le scommesse? Nulla è cambiato tranne le pene. Oggi non usano più la mannaia e c’è molta più ipocrisia”. E ancora: “Il marcio nel calcio esiste e sempre esisterà. Che sia condizionato da scommesse e malavita lo sanno tutti. Da sempre”. Un’analisi spietata che lo aveva spinto, però, a sostenere che nemmeno questa nuova bufera avrebbe decretato il tramonto del ‘dio pallone’ e che solo quando sarebbe uscita alla luce la presenza di giocatori gay: “Si sta facendo di tutto per nasconderlo: troppo ‘machi’ gli italiani per accettare l’idea che i calciatori possano essere gay”. Aveva ragione? Non è vissuto abbastanza per saperlo.

1 commento:

  1. un altro dei tanti accusatori professionisti della juve per tutti i misfatti possibili e immaginabili, scommesse, doping, corruzione etc.etc. non capisco quale possa essere l'attendibilita di un personaggio simile, con tutto il suo sostanzioso pregresso. con tutti i guai che ha passato riguardo alla sua salute, tutto avrebbe dovuto fare,tranne che accanirsi con la juve con cui ha avuto ben poco da spartire. ma pur di creare il famoso sentimento popolare si raccatta di tutto e di più.

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